Giovanni Antonio Pellegrini

(Venezia 1675 – 1741)

Erminia e i pastori

olio su tela, cm 140 x 110

La scena fa riferimento ad un episodio della “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso (VII, 1-22). Dopo aver assistito al duello fra Tancredi e Argante dalle mura di Gerusalemme, la principessa Erminia (segretamente e infelicemente innamorata del guerriero cristiano) esce dalla città con indosso l’armatura di Clorinda, nel tentativo di recarsi al campo crociato per curare il suo amato, ma viene avvistata dalle sentinelle e messa in fuga, mentre Tancredi la insegue credendo che si tratti della donna da lui amata. Dopo una fuga precipitosa che ricorda in parte quella di Angelica in apertura del “Furioso”, Erminia capita in un villaggio abitato da pastori che vivono lontani dalla guerra in uno spazio idilliaco, dove chiede e ottiene di essere ospitata per qualche tempo nella speranza (vana) di dimenticare il suo amore infelice.

La scena vede l’incontro tra i semplici pastori e la bellissima principessa ritratto nell’atto di togliersi l’elmo, alle sue spalle fa capolino il muso del suo destriero. Le pennellate pastose sono date con tocchi rapidi ma precisi tipici di Giovanni Antonio Pellegrini, maestro del colorismo veneziano tra la fine del seicento e gli inizi del settecento.

Allievo prima di Paolo Pagani, si avvicina poi allo spirito rococò di Sebastiano Ricci, anche molte saranno le influenze che contamineranno la sua pittura di forte impostazione veneziana. Pellegrini è reso celebre dalla sua esperienza all’estero che ne fa un pittore internazionale a tutti gli effetti: prima l’esperienza a Londra e poi di nuovo nel continente a Dusseldorf, L’Aia, Praga, Dresda e Vienna per poi tornare a Venezia dove finirà i suoi giorni.

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